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La Siria si decide lungo una catena di città, non nel deserto

Damasco sta su una catena di città tra una costa corta e un deserto ampio. Quella catena porta lo Stato. Il vuoto in mezzo no.

La Siria non è un rettangolo riempito in modo uniforme. Lo Stato vive su un asse di città tra una costa mediterranea corta e un ampio deserto interno. Damasco sta su quell'asse. Non ne è il centro, e non è il deserto.

Latakia e Tartus stanno sulla costa. Le montagne costiere le separano dalla valle dell'Oronte, dove Homs e Hama raccolgono la strada tra mare e interno. A sud di lì, Damasco siede nella sua oasi ai piedi dell'Antilibano. A nord si apre la pianura di Aleppo. A est di questa linea il paese diventa la Badiya, steppa e deserto. Solo l'Eufrate disegna un altro nastro di insediamento, attraverso Raqqa fino a Deir ez-Zor. Su 185.180 chilometri quadrati vivono 25.620.427 persone, e vivono dove c'è acqua, un porto o una strada antica.

La Siria a colpo d'occhio

Capitale

Damasco

Superficie

185.180 km²

Abitanti

25,6 milioni

Lingue ufficiali

arabo

Valuta

lira siriana

Continente

Asia

Particolarità

Asse di città tra costa e deserto

L'asse, non la superficie

Damasco è la capitale, una città-oasi che ogni potere ha voluto come sede. Per secoli Aleppo è stata l'altra città del paese, rivolta al commercio con l'Anatolia e la Mesopotamia. Homs lega la costa all'interno. Questi luoghi, e il nastro lungo l'Eufrate, sono la Siria politica. Il deserto in mezzo appartiene allo Stato. Non porta lo Stato, perché lì non si tengono una seconda capitale e una seconda rete di strade.

Cinque vicini di terra incorniciano l'asse: la Turchia a nord, l'Iraq a est, la Giordania a sud, il Libano e Israele a ovest. La costa propria del paese è corta. Quasi ogni via pesante verso l'interno attraversa uno di questi confini o usa i due porti. Un vicino arriva dunque in profondità nello Stato appena chiude una strada, un tratto di fiume o un passo. La superficie sembra grande sulla carta. Gli ingressi no.

Ciò che si può tenere separato

Dal 2011 Damasco ha perso il controllo continuo di questo asse. Governo, gruppi armati e amministrazioni locali hanno tenuto tratti separati. Le città hanno cambiato mano, tra loro Aleppo, Raqqa e Deir ez-Zor. Forze esterne hanno operato dai confini, perché i vicini stanno più vicini ad alcune città di quanto non stia la capitale. Le linee di controllo hanno seguito strade, il fiume e i centri abitati. Non hanno seguito una geografia nuova. La catena abitata era già distesa.

Nel sud-ovest stanno le alture del Golan. Israele le occupa dal 1967 e le ha annesse nel 1981. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato nulla quell'annessione. La Siria tratta il territorio come proprio. La disputa non è un caso speciale accanto all'asse. È un'altra striscia concreta sul suo bordo, contesa da due Stati, mentre il deserto dietro non nutre nessuno allo stesso modo.

Il deserto è grande. Il governo avviene dove le città stanno sul suo bordo.

— TerraTally · Redazione paesi

Arabo, la lira, una capitale

La lingua ufficiale è l'arabo. Curdo, armeno, circasso e aramaico si parlano nelle comunità. Non sono la lingua dello Stato. La lira siriana resta la valuta, emessa dalla Banca centrale di Siria, anche dove la guerra ha strappato il commercio quotidiano del cambio. Una lingua condivisa e una valuta condivisa presuppongono che l'asse sia un solo Stato. Quell'assunto, dal 2011, è fallito più volte.

Leggi la Siria solo come una superficie tra Turchia e Giordania, e conti i chilometri quadrati e perdi i luoghi. La capitale spiega lo Stato solo insieme ad Aleppo, alla costa e all'Eufrate. Quando un tratto cade, Damasco resta una città-oasi con una pretesa su un paese che non raggiunge in modo continuo. La catena di città è più antica della guerra. La guerra l'ha solo resa leggibile.

Per capire la Siria, percorri la linea dalla costa attraverso Damasco e Aleppo fino all'Eufrate e chiedi chi tiene ogni tratto. Il deserto in mezzo è il resto della carta.